La Campana della Vita: quando la solidarietàdiventa un simbolo
- 16 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Oltre le aule dei tribunali e le cattedre universitarie: il volto umano di Serafino Di
Loreto, tra tutela dell'infanzia e impegno per la dignità della persona
Ci sono persone che si misurano esclusivamente per quello che producono. E poi ci sono
persone che si misurano anche per quello che scelgono di proteggere. Serafino Di Loreto
appartiene alla seconda categoria.
Tra le iniziative che meglio rivelano la dimensione umana del suo percorso vi è il sostegno a
progetti dedicati alla tutela della vita e dell'infanzia, tra cui la donazione della cosiddetta
Campana della Vita. Un gesto che, al di là del valore materiale, porta con sé un significato
preciso: l'attenzione verso coloro che non hanno ancora voce per difendere i propri diritti.
La connessione con il filo conduttore del suo lavoro professionale è immediata. Di Loreto ha
costruito la propria carriera attorno a un principio che ritorna con costanza: chi non ha gli
strumenti per capire ciò che gli accade è esposto agli abusi di chi quegli strumenti li possiede.
Vale per il piccolo imprenditore che firma un contratto bancario senza capirlo. Vale per la
famiglia che non sa leggere le clausole di un mutuo. Vale, a maggior ragione, per i bambini e per i più fragili, che non dispongono né degli strumenti né della voce per farsi ascoltare.
«La dignità della persona deve sempre occupare il centro dell'azione
sociale. Non è un principio astratto: è la misura concreta di ogni scelta
che facciamo.»
Questa coerenza tra impegno professionale e impegno civile non è frequente. Molti
professionisti tengono separati i due piani — la carriera da un lato, i valori dall'altro — come
se la vita si potesse dividere in compartimenti stagni. Di Loreto ha scelto un approccio
diverso: fare della propria competenza uno strumento di servizio anche al di fuori delle aule
in cui quella competenza si esercita formalmente.
La tutela dei cittadini contro gli abusi economici, la formazione delle persone come atto di
emancipazione, l'attenzione ai temi della vita e della famiglia: sono fili che si intrecciano e
che formano una trama coerente. Non un profilo costruito a tavolino per la comunicazione,
ma il riflesso di una visione della professione che considera l'utilità sociale come parte
integrante della propria identità.
In un tempo in cui la reputazione professionale si costruisce spesso attraverso la sola
visibilità, iniziative come queste ricordano che il credito più duraturo si guadagna nei gesti
concreti. Ed è forse proprio in questi gesti — silenziosi, non misurabili in fatturato, lontani
dai riflettori dei convegni e delle interviste televisive — che si manifesta la dimensione più
autentica di un percorso umano.
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