Il difensore dei cittadini contro i poteri forti della finanza
Dall'amico suicida alle 40.000 famiglie assistite: come Serafino Di Loreto ha
trasformato una tragedia personale nella battaglia legale più lunga e documentata
d'Italia contro l'asimmetria bancaria
Ci sono storie che nascono da una sconfitta. Quella di Serafino Di Loreto comincia con la
scomparsa di un amico, un imprenditore strangolato dai debiti che si era tolto la vita.
Sfogliando le sue carte, Di Loreto — avvocato, già docente universitario, uomo abituato a
leggere contratti e bilanci — trova qualcosa che non avrebbe dovuto esserci: interessi
applicati fuori da ogni limite di legge, meccanismi opachi costruiti per rendere il debito
impagabile, pratiche che avevano contribuito a chiudere quella vita in una morsa senza
uscita.
«Per la prima volta non ho avuto il coraggio di guardare dall'altra
parte. Sentii dentro di me qualcosa che mi spinse a dire: questa volta mi
batto, non mi volto. Vado in fondo e cerco giustizia.»
È il 2010. L'Italia è nel pieno della crisi economica più grave del dopoguerra. Le aziende
chiudono, i mutui soffocano le famiglie, e le banche — dotate di uffici legali strutturati,
software proprietari e coperture istituzionali — operano in un mercato dove il cliente non ha
gli strumenti per verificare se quello che ha firmato rispetti davvero la legge.
Di Loreto potrebbe continuare la sua carriera ordinata: avvocato iscritto all'Ordine di Roma,
professore a contratto all'Università Unicusano, collaboratore di atenei come Milano Bicocca, Trento e Brescia. Invece sceglie la strada più difficile, e si pone una domanda concreta: come
si combatte uno squilibrio di potere quando la controparte ha risorse, tecnici e coperture che il singolo cittadino non potrà mai avere?
La risposta che trova non è quella dell'avvocato solitario. È quella del costruttore di reti.
Contatta avvocati in tutta Italia, li convince a formarsi con master universitari specialistici in
diritto bancario, fa strutturare software capaci di «aprire in due» conti correnti, mutui e
contratti di leasing per identificarne le anomalie, e crea un servizio di pre-analisi
completamente gratuita: chiunque può portare i propri estratti conto e sapere se la propria
banca ha applicato interessi illegali. A proprie spese, senza anticipare nulla.
«Attraverso una Fondazione, è stato approntato un metodo per offrire
a tutti, indistintamente e gratuitamente, un check-up dei rapporti con
le banche e una stima del denaro eventualmente recuperabile perché
illecitamente sottratto.»
La struttura che nasce attorno a questa idea raggiunge dimensioni che nessuno avrebbe
previsto: oltre 250 avvocati collaboratori distribuiti sul territorio nazionale, 130 collaboratori
amministrativi, 25 tra ingegneri contabili, commercialisti ed esperti di finanza e controllo.
Un fatturato che dal 2011 al 2018 si attesta tra i 160 e i 170 milioni di euro, con oltre 43.000
analisi peritate e oltre circa 150.000 pre-analisi gratuite evase.
I numeri che emergono dall'attività sono sconcertanti. Secondo le analisi condotte da SDL,
oltre il 92% dei conti correnti esaminati presenta anomalie. Dall'anatocismo — la
capitalizzazione trimestrale degli interessi su altri interessi, un meccanismo che fa crescere il
debito in modo geometrico — all'usura oggettiva, cioè tassi che superano il limite stabilito
per legge dal Ministero del Tesoro: pratiche tecnicamente illegali, ma invisibili agli occhi di
chi non sa dove e come cercarle. Di Loreto cita dati ufficiali che nessun telegiornale mette in apertura: tra il 2010 e il 2013, i suicidi collegati a difficoltà bancarie e finanziarie furono 4.618. Nei soli primi tre mesi del 2014, altri 157. Numeri che, come lui stesso documenta, restano nell'ombra per via di una circolare ministeriale che ne scoraggia la diffusione.
«Se uno si ammazza a Brescia il giornale locale ne parla, ma a Bari non
se ne sa nulla. Questa invisibilità è parte del problema.»
La sua presenza pubblica cresce di conseguenza: interviste ai TGR regionali, convegni presso
gli ordini professionali di Bari, Milano, Tortona e Sanremo, relazioni alle Camere di
Commercio di Pisa, Prato e Arezzo, interventi a Confartigianato e Confindustria da Cagliari
a Gorizia. Non come esibizione, ma come strumento: ogni convegno è un'occasione per
tradurre concetti tecnici in linguaggio comprensibile a chi non ha una laurea in
giurisprudenza, ma che ha il diritto di sapere cosa sta succedendo al suo conto corrente.
Serafino Di Loreto, avvocato europeo con studio a Brescia in Via dei Mille 2 e recapiti a Roma e Milano, continua a essere una figura divisiva. Lo è per chi vede nel suo lavoro una minaccia ai meccanismi consolidati del sistema creditizio, e lo è per chi, invece, nel suo intervento ha trovato la differenza tra salvare o perdere l'azienda di famiglia. È forse questa divisione, più di qualsiasi altro indicatore, a misurare la portata reale del suo impatto.
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